Alcune obiezioni all'Islam

Propongo un testo molto interessante tratto da un’opera scritta nel X° secolo nella Calabria bizantina. Testimonia il conflitto teologico tra i cristiani e i musulmani. Le parole attribuite al protagonista, il santo monaco Elia il giovane, usano un forte tono di condanna della fede avversaria, sottolineando che la Trinità non contrasta col monoteismo e che lo spirito continente dei Cristianesimo è grandemente superiore al lassismo islamico. Siamo nel momento in cui gli Arabi stavano completando la conquista della Sicilia, conquistando l’ultima roccaforte romea: Taormina, mentre senza sosta proseguivano gli assalti e i saccheggi della Calabria.

La fede di noi cristiani è pura e irreprensibile, è testimoniata da profeti e da apostoli e confermata attraverso i segni e miracoli straordinari che tengono dietro ai santi. Perciò seguendo una vita pura e senza contaminazione, noi accettiamo il ritiro dagli affari della vita che avvenga con umiltà, e salutiamo la verginità e la temperanza unite alla modestia e pietà, e approviamo il matrimonio che non si mescoli a sordidi desideri e il piacere che non sia dissoluto, e amiamo la ricchezza che dà aiuto ai poveri, e ammettiamo la semplicità del vestiario per la sola cura del corpo, e ammoniamo coloro che per indolenza non si curano di tali cose ed esortiamo ad osservarle per quanto sia possibile. E credendo in Padre e Figlio e Spirito Santo, noi non immaginiamo tre divinità, o tre nature, o tre dèi maggiori e minori (ché altro non conosciamo essere l’unico Dio se non le tre Persone, né altri sappiamo essere le tre Persone consustanziali della Trinità, le quali sono Padre, Figlio e Spirito Santo, se non l’unico Dio), bensì conosciamo un unico principio dell’unica divinità, un unico regno, unica potestà, unica potenza, unica energia, unco consiglio, unica volontà, unico dominio, unica signoria dell’unica essenza e natura in tre persone e ipostasi.

Invece la religione di voi musulmani trae la sua origine da diverse eresie. Infatti limitando la divinità al solo Padre che non è generato, seguite Ario. E dicendo che il Cristo è un semplice uomo e profeta, seguite i pauliciani. E affermando che egli subì la passione per finzione e non in verità, pensate come Basilide. E circoncidendovi fate come i Giudei. E unendovi con un gran numero di donne, vi opponete a Dio: ché una sola donna Dio diede in aiuto all’uomo, e non molte. E avendo i vostri lombi discinti, siete smodati nei piaceri e non lontani dalle bestie, le quali non posseggono la ragione che tiene a freno i piaceri; se non che anche le bestie conoscono un limite ai moti della natura, mentre voi ricercate nell’uomo l’elemento femminile e nella donna quello maschile. Infatti quel vostro profeta, che voi divinizzate, raccogliendo spine da ogni eresia, ha tramandato a voi, che ne siete ingannati, le cose peggiori e che riescono gradite agli uomini carnali; e a voi, coll’osservare questi precetti, sembra di essere giusti. E voi per ogni affare che necessiti di testimonianze, non accettereste mai un solo testimone, ma due o tre o, se ve ne sono, anche di più, invece avendo per la vostra religione un solo testimone non vi vergognate.

testo tratto dalla “Vita e opere del nostro santo padre Elia il giovane (siculo)”, traduzione di S. Dell’Isola, Pontari Editore, Reggio Calabria, 1993, pp. 84 – 88.